Home

Post Mantova – Sabato 8

11 settembre 2007

Sabato mattina, dopo aver riaccompagnato Didi-Huberman in stazione, ho deciso di dar via al mio Festival. Randa Ghazi e Lella Costa insieme. Divertenti, profonde e simpatiche. Come parlare civilmente e moderatamente di Islam e integrazione dalla parte delle persone normali. Niente teorie, nessuno dei presenti era uno studioso, ma semplicemente scene di vita quotidiana. Per capire che gli immigrati e gli stranieri, di qualunque religione siano, sono nella maggioranza persone normali, lontane da ogni estremo e che la pensano in molte cose come noi. Esemplare un esempio: Randa racconta di come, quando va in autobus in Egitto, se si siede e le si alza la maglietta sulla schiena, interviene la mano di una signora ad abbassargliela. Lella ride e dichiara: ma credi che noi donne/mamme italiane non vorremmo farlo quando vediamo queste quindicenni con ombelico, schiena e pancia all’aria? Che bello che in Egitto si possa fare! Chiaramente la spontanea conclusione è: tutto il mondo è paese!

Sempre sabato, causa malattia e conseguente assenza di Gad Lerner, posso andare all’evento che pensavo di voler saltare. Cristina Comencini con Enrico Franceschini a parlare dell’ultimo libro della scrittrice/regista L’illusione del bene. Era l’unico libro che avevo già comprato, ma che non ero riuscita nemmeno ad aprire. Bella e profonda rilessione su cosa sono oggi e come oggi ripensano, se lo fanno, il loro tempo passato i ragazzi di sinistra degli anni 70. Il comunismo oggi cosa è, per chi ha lottato e sostenuto questa idea, dopo la caduta del muro e dopo che le nefandezze del comunismo sono  venute a galla quasi tutte? C’è un ripensamento? Oppure questo ripensamento ha significato un vergognarsi del passato e un cancellare la propria esperienza? Belle domande dal pubblico, a volte un po’ troppo lunghe, molti dei presenti hanno detto la loro, aggiungendo il loro punto di vista a quello di Mario il protagonista del libro. Lo sto leggendo ora, quindi aspettiamo!

Serata col botto, Orhan Pamuk con Marino Sinibaldi, per un evento speciale non in programma. Seduta in prima fila Leti e Franci, mi godo un’intervista che punta a capire cosa è la scrittura per Pamuk. Lui l’ha definita un momento di solitudine in cui cerca la felicità; il suo prossimo libro che inizia e termina con la parola felicità è un viaggio alla ricerca di questo sentimento da parte di un autore che si è dichiarato arrabbiato col mondo e  irrequieto. A parte la traduttrice, che parlava con il tono monocorde e antipatico del navigatore della macchina, un’ora e mezza piacevole che mi ha convinto a leggere Neve. Mi spiego: ho letto Il mio nome è rosso e sono rimasta poco convinta, troppo lungo e a mio parere un po’ noioso. A sentire Sinibaldi e gli applausi del pubblico Neve è diverso, malinconico sì, ma addirittura definito perfetto. Ora ci provo e poi vi dico.

s.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: