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Referendum

29 settembre 2007

Domani in Provincia di Trento si vota e si vota un referendum abrogativo. Il tema è importante: i finanziamenti alle scuole private.

Se vince il sì verranno cancellate alcuni degli articoli della norma provinciale (legge Salvaterra) sul finanziamento diretto alle scuole private, altrimenti la legge rimane come è. Essendo un referendum abrogativo bisogna che il 50% più uno dei trentini vada a votare.
Il referendum ci costa 2,5 milioni di euro. Forse è il caso di andarci no a votare? Giusto per non buttare via i soldi. Ognuno secondo il suo pensiero. Ma non rimanere a casa, questo no. Tra le notizie di costume sul referendum vi informo che il formato delle schede è più grande del solito, visto che si è tenuto conto dello spazio necessario per la versione delle schede italo-ladino (!!!). Ne sono state stampate 465 mila in italiano e 10 mila biligui.

I partiti si sono così schierati: Margherita per il no o per l’astensionismo, Fi per l’astensionismo. Il vescovo ha detto che si fida della giunta provinciale e ha invitato all’astensionismo. I sindacati sono gli unici che hanno mosso le loro forze per il sì.
Il vescovo ha sottolineato che "astenersi significa anche esprimere la fiducia nel lavoro e nelle decisioni del Consiglio provinciale" (vedi articolo del Trentino). Aggiungo che questo è il Consiglio provinciale che l’anno scorso ha votato a schiacciante maggioranza questa legge tutta a favore delle scuole paritarie.

Il punto è: le scuole private, paritarie, con rette scolastiche non proprio leggere, hanno bisogno anche di altri soldi da parte della provincia? Quelle cattoliche sono le uniche scuole paritarie della provincia e quindi non si può nemmeno dire che il finanziamento in qualche modo favorisca un pluralismo in fatto di educazione e istruzione. Semmai favorisce un dualismo sempre più spiccato.
Io sono dell’idea che ognuno, libero di fare quello che vuole per i propri figli, li iscriva dove preferisce. Allo stesso tempo però, se sceglie la privata la paga, quanto la privata chiede; se non vuole spendere, sceglie la pubblica, che c’è e qua da noi  funziona anche bene.

Domani vado a votare. Credo che faremo tutti uno sforzo abbastanza inutile (visto anche l’esito degli ultimi referendum italiani non c’è nemmeno da stupirsi), ma per coerenza è meglio farlo.

sonia

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