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I fondi del caffè – Ai confini del Paradiso

7 dicembre 2007

Per i commenti profondi e il dibattito, inutile fare doppioni quindi andate direttamente qui (chez Carlo). Per il resto aggiungo qualcosa di mio.

Come ho detto in un commento, l’atmosfera che questo film mi ha lasciato è un’atmosfera di nenia da moschea. Per capirsi meglio: da casa di mio nonno di sentono i rumori della moschea che è dall’altra parte della strada. Non si vedono che il minareto e la cupola, un muro alto blocca la vista (in realtà se vi mettete in punta di piedi sul divano e cuccate giù li vedete lì che pregano, da bambina lo facevo sempre, ma sto andando fuori tema), ma si sentono i rumori. Tutto è attutito, son tutti scalzi su dei tappeti, e da oltre il muro proviene la nenia. Non è un termine negativo, ma il modo migliore per descrivere quella preghiera continua, cantata quasi sommessamente, senza pause. Riassume in sè mistero, si sente solamente, malinconia, è ripetitiva e tra il cantato e il sussurrato, e tranquillità, continua leggera per molto.

Insomma devo dire che i tre termini che mi rimangono da questo film sono mistero (tutti gli incroci improbabili del film), malinconia (le donne e gli uomini superano le loro vicende, ma lasciando dietro di loro dei compagni che muoiono e di cui rimane il ricordo), tranquillità (quella con cui bene o male vengono affrontate anche le situazioni più difficili).

Mi aspettavo forse un ritmo più incalzante, qualche immagine in più della Instambul che non si conosce, ma forse così non si sarebbero rispettate le atmosfere del film.

Una scena su tutte da ricordare quella della libreria: una libreria tedesca a Instambul che passa da un tedesco emigrato ma nostalgico ad un turco ritornato dalla Germania per una strana forma di nostalgia, una libreria dove entri e ti offrono il tè.

sonia

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7 Responses to “I fondi del caffè – Ai confini del Paradiso”

  1. utente anonimo Says:

    Che bello questo post, ha ravvivato la mia voglia di oriente… Purtroppo l’unico viaggio ad est del Nilo che mi è concesso è quello che compio ogni volta che imbraccio l’ud o la darabukka. Eppure un giorno verrò, un giorno si paleserà la parte levantina che alberga in me, calabro dello Ionio; per adesso lascio che un layali riempia l’aria intorno a me, per unirmi al suo pianto.

  2. utente anonimo Says:

    (p.s. ero io, il musicante)


  3. mi è venuta voglia di vederlo!


  4. pure a me è venuta voglia di vederlo…e lo vedrò!


  5. a me invece è venuta voglia di un buon caffè turco, a Bologna si trova?
    Lafra

  6. DottorCarlo Says:

    sì, in effetti è interessante questa lettura per analogia di immagini e sensazioni, forse personale ma in realtà, per certi versi, pseudotale.
    E rivela una bella sensibilità.

    Comunque, regaz, sono contento perché siamo riusciti a coinvolgere altre persone, abbiamo stuzzicato il loro interesse.
    Insomma: funzioniamo!

    Bella così, let’s go on.


  7. ma vi hanno concesso la connessione???

    notte, sara


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