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Parigi e il mal di Parigi che c’è e ritorna

5 giugno 2008

Il post precedente ha fatto scappare fuori il solito mal di Parigi che colpisce. Non sai mai quando, non sai mai come, ma arriva quel momento in cui un secondo prima non ci pensavi e invece due secondi dopo sei lì malinconico e nostalgico.
Non mi piace trasportare sul blog i miei appunti presi sulla Moleskine, quelle righe spesso storte e disordinate prese in treno. Ma per questa volta, visto che la Ville ha riscosso successo, vi ammorbo di nuovo con le mie nostalgie parigine.

Venerdì sera ero sul treno che tornava a Trento, guardavo dal finestrino con la tristezza che spesso accompagna la mia stanchezza di questo periodo. Insomma torno volentieri a Trento, ma quelle tre ore abbondanti di treno sono tre ore di pensieri e riflessioni, in questo periodo raramente positive.

E qui inzia la parte che, vi giuro, quel giorno per me suonava tragica, ma che per tutti quelli che mi hanno visto era comica. Immaginatevi la scena.
Arriviamo a Verona dove il mio regionale sta fermo 30 minuti prima di ripartire per il Brennero. Tiro giù il finestrino e mi affaccio. Guardo un po’ a destra e un po’ a sinistra e cosa ti vedo? Due binari più in là del mio, sta per arrivare il treno che alle 2130 parte per Parigi. Bene io è proprio con quel treno, da quel binario, che sono partita il 15 settembre di due anni fa. Proprio sul quel treno ho pianto da Verona al confine come una fontana perchè ero contenta, ma non sapevo cosa mi aspettava e avevo paura di avere fatto un passo troppo lungo. Lo ricordo come uno dei viaggi peggiori della mia vita, avevo giurato che quel treno mai più. Da quella volta sono sempre andata in aereo oppure con il tgv da Milano. Bene secondo voi cosa ho fatto, affacciata sul binario di un treno fermo alle 20 di un venerdì sera primeverile? Avete indovinato. Sono scoppiata a piangere come una fontana. Bis!

La gente sotto chissà cosa ha pensato, le sarà morto il gatto? il moroso l’avrà lasciata? l’avranno licenziata? No, aveva solo nostalgia.

Sono bastati pochi momenti e sono partiti quattro messaggi: uno a Firenze, per G. colonna della mia Parigi insieme a E., che ha ricevuto il secondo; uno al moroso e uno a casa dai miei. In pochi minuti quattro risposte che mi hanno fatto sorridere, ma che mi hanno anche fatto continuare a piangere.

Come dire. È un anno che sono lontana da Parigi ed è ora di tornare. È come il richiamo di un vaccino, va fatto con attenzione una volta all’anno, sennò non funziona e si sta male.

sonia

4 Responses to “Parigi e il mal di Parigi che c’è e ritorna”

  1. Lunapiena81 Says:

    Ti auguro di poterci tornare il più presto possibile.


  2. è vero, ci sono posti cui si deve periodicamente tornare, io ho preso il mal di parigi, il mal di londra, il mal di sardegna… parigi l’ho vissuta per via di amicizie che mi hanno fatto conoscere una parigi poco usuale, a londra ci ho vissuto, in sardegna ci ho lavorato, insomma molto più di una semplice vacanza, quindi posso capire cosa può lasciare averci studiato, in un posto…

  3. diVerde Says:

    nelle tue parole leggo la mia stessa nostalgia per Londra… e come non si è più gli stessi, dopo.

  4. tafia Says:

    Almeno per te il “mal di terra straniera” è per Parigi. Te la cavi con un treno o un low-cost e poche ore. Per il mal di Tokyo, invece, la medicina costa un po’ di soldi e tempo in più…😦


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