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Primo giorno – …all’America Latina

10 settembre 2008

Il primo giorno (in realtà la prima serata perchè, tra scartoffie da firmare e posto letto da occupare non ho potuto fare e vedere poi così tanto, in questo venerdì mantovano) si è concluso con un salto dall’Africa all’America Latina.

Attirata dalla presenza di Cacucci, che mi ero persa il pomeriggio, sono andata all’evento che vedeva impegnato il giornalista italiano più esperto di America Latina "viaggiata" che io conosca, Cacucci appunto, e Eduardo Galeano. Beh che dire…meraviglia!

Galeano ha presentato alcune pagine del suo libro di racconti in uscita in autunno. Leggendo i fogli A4 con le bozze del suo libro, con una voce profonda e un trasporto che hanno fatto sembrare questi racconti poesie, Galeano ha illustrato il suo progetto di scrivere un libro che dà voce ai "normali". Ha proprio specificato ai normali, non ai muti; perchè secondo lui (il corsivo riprende più o meno quello che ha detto Galeano, per quanto me lo permettesse il mio scrivere compulsivo sulla Moleskine, appollaiata su un cubo di cemento che avevo trovato come piedistallo) Tutti hanno voce, tutti hanno qualcosa da dire agli altri, qualcosa che vale la pena dire; il problema è che pochi hanno la possibilità di esprimerla. Un libro che quindi tocca i più dimenticati del mondo.

– a seguire due frasi che ho appuntato, ognuna da collegare ad un tema toccato dai racconti di Galeano –

Dopo aver parlato di Adamo ed Eva, che la storia dimostra venire dall’Africa: Siamo tutti africani immigrati (per buona pace dei bianchi, celtici padani), anche i bianchi più bianchi sono in fondo dei neri e degli immigrati.

Parlando dei ricchi del mondo ormai schiavi della teconologia e delle macchine: Le macchine sono utili fino a quando non diventiamo macchine delle nostre macchine, strumenti dei nostri strumenti.

E poi tanto altro sugli zingari, sui diseredati, sui poveri del mondo.

Un’ora e mezzo di poesia e ironia, una voce suadente e uno scrittore che devo assolutamente scoprire perchè, dopo quello che ho sentito, non vedo l’ora di leggerlo.

sonia

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