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Secondo giorno – La trottola (2)

15 settembre 2008


Boris Pahor
(qui)

Un incontro illuminante, una persone illuminata e illuminante, che riesce a trasmettere una delle esperienze peggiori, se non la peggiore che il secolo scorso ha saputo riservare ad un essere umano, con una vitalità impressionante. Vive il suo scrivere e il suo incontrare i giovani e i lettori come una missione. Vive la vita con un’energia stupefacente, scherza e parla seriamente con la stessa voce convinta e viva, estremamente viva.
Nel suo intervento parla seguendo la linea dei ricordi, seguendo un ritmo e un passato che è ancora presente e ha ancora valore per il presente. Ricorda a tutti come il fascismo non sia stato solo quello di Mussolini al governo, ma come sia iniziato ben prima, già nel 1920, per gli Sloveni di Italia; parla di come la pazzia e la vergogna del fascismo sia stata quella di voler colpevolizzrae un popolo per la sua lingua, la sua cultura, il suo essere quel popolo.
Senza aggiungere poi che ho appena finito Necropoli, un libro che svela un narratore e un autore di verità.


Jonathan Safran Foer (qui)

Una piazza Castello piena, uno scrittore tra i grandi invitati di questo Festival, uno scrittore che è poco spettacolo a vederlo, ma che è vero spettacolo a leggerlo. Tralasciando un Gad Lerner che ha fatto venire il nervoso anche alle pietre con la sua domanda (un’unica domanda!) declinata in 5 diverse domande, cui solo un Safran Foer attento agli spettatori ha potuto rispondere con un discorso attento, intelligente e interessante.
Una persona che sembra veramente vivere lo scrivere come un lavoro, impegnativo, cui è necessario dedicare energie e per cui allo stesso tempo è necessario lasciarsi andare. MI è piaciuto molto il fatto che abbia sottolineato che lui è sì uno scrittore, ma rimane un lettore (tra cui il primo lettore dei suoi libri), con i suoi gusti e il suo trasporto neti testi. Essere lì e sentire che lui, come noi che siamo lì perchè lettori dei suoi libri, si sente sempre e soprattutto un lettore è stato importante, per riportare a terra il personaggio Froer e rivedere un po’ la persona Froer, una specie di secchione gentile che sa fare una cosa bene e bene la fa.

(Parlando della lettura e dei bei libri, del rapporto del lettore con i testi che ha davanti agli occhi)
I bei libri sono quelli che non finiscono con l’ultima parola.
Il lettore si porta con sè quello che legge, anche dopo averlo finito.

(Parlando di sè come lettore e di come giudica, da lettore, i libri)
Io considero un libro di successo quando il lettore, arrivato all’ultima parola, sente non solo di averla letta, ma anche di averla scritta.


3 Responses to “Secondo giorno – La trottola (2)”


  1. buon inizio settimana!!! un abbraccio

  2. DottorCarlo Says:

    Ma qual è stata la/le domanda/e di Lerner? Magari avrebbe voluto sfaccettare e sfumare sotto diversi profili? (magari non sarebbe stato il caso? …)

  3. tafia Says:

    E’ buffo che tu abbia scelto l’aggettivo illuminato per il primo autore e non per Foer!😉 Involontariamente o appositamente? Bene, ora che ho fatto la mia battuta con citazione colta (…) mi sento soddisfatta e tolgo il disturbo!:-D


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