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Calder a Roma

8 dicembre 2009

Mi sono regalata, per questo ponte, una due giorni a Roma con tanti progetti (moltissimi riusciti, e ne sono proprio soddisfatta) tra i quali quello di visitare la mostra di Calder al palazzo delle Esposizioni (qui).

In una giornata di sole in cui Roma era calda, scintillante e ancora più bella, mi sono infilata dentro alla mostra di Calder. Mi ero letta qualche libro, almeno quelli che ero riuscita a trovare in biblioteca a Trento, avevo sfogliato un po’ del sito della Calder Foundation (qui) e mi ero immaginata una mostra ricca e una scoperta. Alla fine posso dire che la mostra è ricchissima e che Calder visto dal vero è molto più d iuna scoperta!

Vedere le opere di Calder dal vero prima di tutto ti stupisce, per due motivi: uno è che non esiste nessuna riproduzione che riesca veramente a mostrare la tridimensionalità di queste opere fatte con filo di ferro, con pezzi di ferro e con altro materiale, spesso di recupero; e secondo non esiste un modo che non sia quello di guardare le sculture di Calder e girarci attorno per cogliere quella che può essere la loro quarta dimensione: il movimento. Sono sculture che si muovono, che se soffi o ti muovi attorno a loro ti rispondono, sono sculture che si appropriano nello spazio che le circonda, occupandolo in modi sempre nuovi. È possibile stare dieci minuti davanti ad un’opera e vederne mille di opere, e diverse da quelle di colui che ti sta vicino, perchè diversa è la posizione di osservazione, l’altezza degli occhi e il percorso che fai attorno all’opera. E se torni a vederla dopo qualche minuto sarà ancora diversa!

Un altro effetto che mi ha lasciata stupita è la capacità di queste opere di giocare con le ombre, non solo quindi tre dimensioni più il movimento, ma una quinta dimensione che è quella dell’ombra: attorno alle opere di Calder si sviluppa un gioco di ombre in movimento, un gioco di rifrazioni sul muro che è quasi ipnotico. Guardando le opere e guardando ombre e movimenti, spesso innescati da te che ti muovi, finisci con il sentirti parte del processo di creazione di quell’opera stessa, quasi che se non ci fossi tu a guardarla e muoverla, le venisse a mancare qualcosa. E riuscire a coninvolgere ed a far partecipare lo spettatore credo sia l’essenza dell’arte.

La visita poi si conclude con la riproduzione di un filmato che c’è anche su you tube e che, se avete 20 minuti vi invito a guardare. "Le cirque du Calder" è la realizzazione in movimento dell’ironia e dell’essere bambino di Calder: venti minuti di un circo mosso a mano, di animali e persone fatti con materiali di recupero che divertono e ammaliano.

Una mostra da vedere, aperta fino a febbraio, che conisglio a tutti.

sonia

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