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Museion – Bolzano

16 febbraio 2010

Domenica gita con fuori porta con G. a Bolzano, meta della trasferta: Museion, il nuovo (avrà due anni, ma se non l’hai mai visto, per te è nuovo!) museo di arte contemporanea di Bolzano, Il Mart dei bolzanini, per capirsi, ma casa clima B, avveniristico in vetro e molto più figo e contemporaneo (nella volontà di chi l’ha pensato, chiaro).
Quattro piani di vetro, con un sistema di pannelli mobili che lasciano entrare (o non lasciano entrare) la luce all’interno. Un gioco di risparmio e riutilizzo che ricorda, con le dovute proporzioni l’edificio de L’Institut du Monde Arabe a Parigi. Peccato che l’edificio alla sua sinistra sia un castelletto in pietra con i tetti appuntiti e quello alla sua destra un orrendume in cemento degli anni 50/60 che fanno, come dire, stonare un po’ tutta questa modernità.

Dopo una merenda al bar del Museion, abbiamo pagato il nostro ridotto studenti e siamo andati, su indicazione della bigliettaia direttamente al quarto piano, per iniziare dall’installazione "Fomuška" di Micol Assaël, una vera e propria macchina che produce vapore e campi magnetici, che coinvolge il pubblico a tal punto da farti spegnere qualsiasi congegno elettronico e avvertirti che, dopo aver visitato l’opera, sarai caricato elettricamente come un torcia. Ma al quarto piano, dopo una sala tappezzata di piccole pagine di manuali tecnici in russo (bella l’idea di tenere aperti i libri con le calamite) siamo stati informati che si era rotta la pompa dell’acqua e quindi niente vapore e niente elettricità. Possibile che la signora della biglietteria non lo sapesse? La sorpresa si è ripetuta anche al terzo piano, nella saletta dedicata alla proiezione di una videoinstallazione, dove un cartello informava, scusandosi, che per qualche problema tecnico, la proiezione era bloccata. Per esser moderno sto Museion lo è, ma che una domenica pomeriggio su quattro piani no abbia l’installazione più importante ferma e l’altro un film bloccato non mi sembra una gran carta di presentazione!
Passando al positivo, bella luce naturale (molta!!), belle opere della personale di Robert Pan "Constellation", pannelli in resina che uno o due in un ipotetico mio soggiorno – che dovrebbe essere gigantesco – non stonerebbero, belle stampe fotografiche adesive e non valorizzate da una disposizione ampia, in spazi ampi e fra loro semi-divisi che permettono di non saltare in immediato da un autore all’altro senza respirare.
Peccato che fosse vuoto, letteralmente. Cinque persone a lavorarci e die visitatrici in tutto il pomeriggio (G e io appunto), lo fanno sembrare una cattedrale nel deserto. Che non sia il luogo giusto? Che non sia la formula giusta? O che banalmente non sia la città giusta?

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