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Parigi 2010

9 maggio 2010

Quattro giorni a Parigi per me sono importanti, sono una riserva di energie che mi aiuta a stare bene, che mi ricorda che si può sentirsi a casa in più luoghi.
Lo schema delle mie gite là è quasi sempre lo stesso. Un primo giorno in cui sento l’estremo bisogno di riappropriarmi della città, e lo faccio camminando. Parto senza una meta e cammino, tanto. Non guardo nemmeno dove vado, ascolto e respiro, mi sforzo e faccio in modo di risentirmi lì in modo completo. Mangio, bevo e cammino, l’ho fatto per 5 ore consecutive senza nemmeno accorgermene. Tornando a casa stanca morta, affamata e assetata ma di nuovo lì. E solo dopo, il resto.
Solo dopo questa sorta di rito personale riesco a fare poi dei giri di scoperta. Miro a luoghi che sono rimasti là in attesa. Perchè anche dopo un anno e innumerevoli visite, Parigi riserva sempre un luogo nuovo, una prospettiva mai vista, un colore che ti era sfuggito.
E così in ordine sparso sono stata all’Hotel de Ville a vedere una mostra su Izis (qui), che ti fa sentire Parigi con il cuore; al Boubourg a vedermi Lucien Freud  – che mi era scappato a Londra quasi 8 anni fa – (qui) dove il grigio, il bianco e il verde, mescolati al rosa, riescono a rendere sulla tela la carne, nel senso più materiale del termine; alla Maison Européenne de la Photographie (qui) che mi mancava da tempo e dove ho potuto perdermi in una bellissima personale di Mimmo Jodice.
Poi falafel in rue de Rosier, crêpe tra Saint Michel e la Senna, baguette con Chevre mangiata in piedi davanti ad un bar del 18esimo in attesa di un concerto di musica Tuareg, una birra (a stomaco vuoto, mezzo litro di birra belga che mi viene ancora da ridere a pensrae quanto mi ci è voluto a riprendermi!) alle 18 con il mio più vecchio compagno di Erasmus, quello con cui ho condiviso tutti i momento ‘ accademici’ del mio anno parigino, un pomeriggio di sole passato in una brasserie a finire un libro bellissimo, una passeggiata mattutina alla promenade plantée, un giro in libreria sedendosi in terra a sfogliare fumetti, scendere la mattina in pigiama a comprare baguette e croissant.
Stare a casa insomma. E poi si ritorna con spirito, energia e sole nella mente.

4 Responses to “Parigi 2010”

  1. rivka3 Says:

    appena tornata anch'io dalla ville lumière…che dire se non che è semplicemente stupenda?!ma scadrei, ahimè in un luogo comune banale..Parigi è molto, molto di più…a presto!

  2. lameringa Says:

    Posso dire che ti invidio? E poi Parigi è la maison del flaneur!   L'hanno inventato loro quell'andare in giro senza meta, senza che nessuno ti rompa le palle…bello, bello!!!!


  3. @Rivka: Parigi per me è casa e la parola dice tutto.@Meringa: so che mi capisci!!!

  4. utente anonimo Says:

    Io invece sabato sono a Lille, ma mi sa che non è lo stesso.MMMSTRDM


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