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Resistenze

13 luglio 2010

Se si parla di Resistenza a me vengono in mente i giovani sulle montagne che hanno contribuito alla nascita dell’Italia; e non solo come combattenti, visto che poi, numerosi di questi giovani sono diventati coloro che politicamente, economicamente e a livello sociale hanno costruito l’Italia così come è oggi (oddio, un po’ meglio, oggettivamente). Ma la loro partecipazione a questo movimento, così come il loro impegno sono per me direttamente collegati ad un’azione non solo militante e propriamente militare. La resistenza italiana è ai miei occhi un movimento armato, spesso e necessariamente violento, in risposta ad un’occupazione militare e politica dura che usava qualsiasi mezzo per rinforzare la propria posizione e per diminuire la forza di ogni nemico. Quello dei partigiani italiani è stato un impegno propriamente militante, certo anche politico, ma il lato politico ha trovato spazi per esprimersi per lo più dopo la fine della guerra quando ognuno di loro, sulla base della propria parte politica, ha dato vita al dibattito politico che ha caratterizzato i primi anni della Repubblica italiana.

L’altro giorno però abbiamo avuto l’opportunità di sentire parlare di un’altra Resistenza, questa dei giorni nostri, che ha quindi interiorizzato concetti come quello della “non violenza” fuori tempo e ancora da scoprire negli anni quaranta del secolo scorso e della necessità ri riconoscimento internazionale. Presso l’AIC (Alternative Information Centre) di Betlemme siamo andati a sentire una lecture sulla resistenza non violenta palestinese. Si tratta di un movimento del tutto apolitico che mira con azioni non violente di sola manifestazione al riconoscimento della causa palestinese e della legittimità per i palestinesi stessi di manifestare e affermare la loro posizione, nonché la loro esistenza. La lecture si incentrava sulla necessità che i dimostranti di una serie di paesi della West Bank hanno di vedere da una parte riconosciute e dall’altra legittimate in Palestina, in Israele e nel mondo internazionale la loro lotta e la loro esistenza. Da una parte per una necessaria e ovvia difesa del diritto all’opposizione e alla resistenza e dall’altra per il diffondersi della resistenza popolare, a fronte dell’accettazione passiva della situazione odierna.

Ci sono state illustrate le strategia che questo movimento ha per ottenere visibilità, le azioni che Israele fa per fermarli e, visto che il pubblico era quasi interamente composto da internazionali, quello che gli stessi internazionali, come privati o come membri di ong o associazioni comunque presenti in Palestina, possono fare.

Per maggiori informazioni il sito dell’AIC e quello del Popular Struggle Coordination Committee.

2 Responses to “Resistenze”

  1. arancioeblu Says:

    caspita che bella esperienza: scrivi, scrivi…

  2. utente anonimo Says:

    Ciao sonietta,sono contento che tutto proceda bene!Ti si puo' contattare per mail/skype?Baci,Paolo C. (Sopramonte)


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