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Pedagogia a diverse latitudini

22 luglio 2010

Tra i miei feed ce ne sono alcuni di blog scritti da donne che sono anche mamme e che quindi a volte scrivono di questo aspetto della loro vita. Premetto che su tutti, quelli che preferisco sono quelli che parlano e descrivono le cose con ironia e che quindi proverò a seguire questa strada, parlando di bambini e di tecniche pedagogiche con ironia e soprattutto generalizzando, cosa che non si dovrebbe fare ma che a volte aiuta a sorridere. Non sono una mamma e sto scrivendo cose ironiche e mi piacerebbe che fosse chiaro.
Due giorni a contatto con una neo mamma palestinese creano in un’occidentale un unico grande risultato: un punto di domanda. Di dimensioni gigantesche. Punto di domanda che segue questa frasi “Ma io mi sono complicata la vita”. La risposta, se ci si basa su quello che ho visto io, è SÌ!
Mia cugina ha questo bimbetto di un anno, caruccio veh, mica niente da dire. E aggiungiamo inoltre che lei non è esattamente quello che si definisce una donna mamma, tenendo conto del fatto che qui un figlio non scegli di averlo ma, una volta sposata, devi farlo. Bene, per affrontare un tema pedagogico alla volta…
Il gioco: avete presente l’idea di calibrare i giochi all’età del bambino, o quella di dargli dei giochi che sviluppino la sua creatività, ma anche le sue capacità di coordinamento, ragionamento ecc? Bene dimenticate tutto. Partite dal presupposto che avete almeno quattro fratelli e/o sorelle e che probabilmente alcuni di loro hanno anche già dei figli, bene avrete quindi giocattoli di ogni foggia, età e dimensioni, adatti ad ogni bambino nel corso della sua crescita. Li mettete tutti insieme e li offrite in ordine random al fanciullo in questione. La reazione, che dimostra la profondità educativa del metodo, è quella di avere un bambino completamente confuso che saltella da un gioco all’altro senza usarne, preferirne uno e non osate sperare che arrivi a giocarci!
Il cibo: solitamente si usa innanzitutto seguire dei ritmi di alimentazione che prevedono dei pasti, delle merendine, un ordine di ciò che viene dato ad un bambino. A questo si aggiunge che per ogni età c’è un cibo adatto. bene, dimenticate anche questo. Il bambino innanzitutto mangerà tanto e quando vorrà, anche continuamente, perché instillargli l’idea di pasto?!?! Poi mangerà tutto quello che trova sul suo percorso o che voi avete preparato per voi, quindi dalle patate fritte alle polpette speziate, dall’insalata alle salse piene di maionese. Sputerà la sua bella dose di cibo in giro ma voi continuerete a mettergli in bocca piccole dosi di ogni cosa lui o indichi o sembri indicare. Il risultato sarà avere prima dei bambini continuamente annoiati dal cibo e senza una vera fame e quindi un’abitudine a mangiare, digerire e poi, dopo un po’ mangiare di nuovo. E nel tempo avrete dei quindicenni che bevono coca cola e mangiano patatine, senza nessuna concezione di come e cosa si fa o può fare da mangiare, e senza nessuna idea del sediamoci a tavola che tanto ci piace.
Il vestiario: dimenticate i vestiti di cotone o materiali naturali, contando i 25 gradi i vestiti leggeri o addirittura quei bimbi carucci che girano per casa con solo il pannolone addosso. No, il bimbo sarà sempre vestito, sia mai che gli vediamo la pancia, con vestitini carucci ma che la parola naturale e loro non sono nemmeno lontani parenti. In un’occasione serale potrebbero addirittura essere vestiti con delle terribili mise da adulto, giacca e cravatta compresa. Rimarrà, e quella è per fortuna internazionale e democraticamente diffusa, la patacca di sbrodolo davanti. Che alla fine son bambini anche questi!

Potrei continuare ad libitum ma non vorrei annoiarvi e l’essenza l’avete capita. Qui di cosa sia la pedagogia se ne fregano. Crescono allo stato brado e poi quando diventano genitori continuano a comportarsi così e inoltre a crescere dei bambini così. Peccato, che credo siano occasioni perse.

2 Responses to “Pedagogia a diverse latitudini”


  1. Ti mando giù il G a girare un film: "Il bambino con il falafel in mano"! :-DTralascio le considerazioni serie, che tanto saran le stesse tue… Ma una curiosità: come stiamo a differenze di (non)pedagogia/educazione tra bimbi maschi e femmine? A che età inizia la disparità di trattamento?


  2. La disparità inizia prima di qualsiasi età, direttamente all'ecografia in cui si sa cosa sarà. Purtroppo, nella maggior parte dei casi, è così.Pensa solo l'uso di chiamare un uomo con il soprannome "padre di…" cui segue il nome del primo maschio; se prima del figlio in questione ci sono anche 4 o 5 femmine, queste vengono abilmente soprpassate dal figlio. No comment.In generale comunque meno attenzione della famiglia nei confronti di una bambina, meno frizzi e lazzi e di certo non si mettono a sbaciucchiarla e coccolarla in tanti, a meno che non ci sia solo lei. lei che però all'arrivare di un maschio, deve sapersi fare da parte.


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