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Giovedì sera ho visto un documentario

29 gennaio 2011

Giovedì sera ho visto un documentario che mi ha trasmesso una maniera originale e particolare, nel senso buono dei due termini, di ricordare. "Auschwitz is my teacher" è un documentario di Katia Bernardi promosso dalla Provincia di Trento in cui si racconta il viaggio ad Auschwitz di una settimana di un gruppo di ragazzi da tutto il mondo (tra cui anche due trentini, ed ecco il perchè della realizzazione di questo film), insieme ad un gruppo di peacemaker.
Il documentario, che è stato proiettato in occasione del giorno della memoria, ha alcuni elementi veramente belli e, come ho appunto detto, particolari. Certo il viaggio di questi ragazzi è stato organizzato per far loro elaborare e sentire in modo proprio e personale il concetto di memoria, ma è stato anche un'occasione per far vivere insieme un gruppo di ragazzi fra loro molto diversi in un luogo che ha acuito, e nello stesso tempo annullato, le differenze tra chi era là. E questo era uno degli obiettivi degli organizzatori, perchè solo la condivisione e la vita comune tra persone diverse, coltivata fin dall'adolescenza può portare alla consapevolezza del 'tutti siamo uguali e tutti siamo diversi' che serve a tenere lontani fatti come quelli della storia europea del secolo scorso. E tra i giovani del documentario c'è chi ha vissuto Auschwitz come il luogo dove sono morti i suoi antenati, chi l'ha vissuto come l'inizio di un nuovo ruolo per sè, il ruolo di testimone di quanto accaduto, e chi l'ha vissuto per capire meglio e approfondire quanto studiato a scuola.
Ma sono altri due gli elementi che più mi sono piaciuti, e che non sono così facili da trovare quando si parla di giorno della memoria. Da una parte nell'ora e mezzo del film c'è  la capacità di vivere Auschwitz come testimonianza e come baluardo contro la sofferenza in toto, come un simbolo che va oltre il fatto storico dell'Olocausto, per quanto disumano e crudele esso sia stato, che vuole erigersi a monumento contro la sofferenza. In questi giorni ho letti alcuni blog che ampliavano il concetto di giorno della memoria, ampliando i fatti storici e le tragedie umane di cui è necessario avere memoria, e con un bell'intrecciarsi di sentire e di pareri anche questo documentario si è allineato a questo: quindi Auschwitz come simbolo totale, in grado di fare da baluardo della memoria di tutte le sofferenze perpetuate nel tempo dall'uomo contro l'uomo. Dall'altra, e questo è il secondo elemento veramente originale, quanto non scontato, che mi è piaciuto di questo documentario: un gruppo di giovani che stanno insieme per una settimana producono gioia, sentimenti positivi, freschezza e
risate e questo gruppo, anche se in maniera proporzionata al luogo in cui si trovava, è stato in grado di rimanere tale. Come uno dei ragazzi italiani ha esplicitamente detto, lui si aspettava di piangere in un posto così carico di sofferenza, ed invece si è trovato a sorridere con i suoi compagni di viaggio e forse, in un luogo quale è Auschwitz, sorridere è quasi più difficile che piangere. E così non sono stati cancellati gli scherzi, i sorrisi e le canzoni che ci sono stati in quella settimana e questo ha reso il documentario nuovo, più diretto e credo anche più vero.

2 Responses to “Giovedì sera ho visto un documentario”


  1. Qualsiasi modo di ricordare è un buon modo per ricordare

    Baol


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